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“Francesco va e ripara la mia casa”

pubblicato 29 apr 2013, 09:36 da San Francesco A Ripa   [ aggiornato in data 29 apr 2013, 09:37 ]
“Francesco va e ripara la mia casa”
La missione di Papa Bergoglio
 
13 marzo 2013
di Adriano Frinchi
 
    “Francesco va e ripara la mia casa”. Secondo le fonti francescane furono queste le parole che il crocifisso della diroccata chiesa di San Damiano rivolse al poverello d’Assisi, e queste stesse parole sono risuonate oggi, nel cuore e nella mente di molti quando il cardinale Tauran ha annunciato che il nuovo papa si sarebbe chiamato Francesco.

    In questo nome ,“Francesco”, c’è probabilmente tutto il programma del pontificato dell’arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Maria Bergoglio, che i cardinali hanno scelto come nuovo Vescovo di Roma: c’è la necessità di “riparare” la Chiesa, di ripulirla, di farla tornare a parlare agli ultimi e ai più lontani. Per questo compito titanico, i cardinali hanno scelto un Papa che viene “dalla fine del mondo”, come ha detto ironicamente lui stesso, ma soprattutto un pastore umile e contemplativo che già nello scorso conclave aveva destato l’attenzione dei confratelli del Sacro collegio.

    Papa Francesco non era stato previsto dai bookmaker, dagli affermati vaticanisti che discutevano di papabili e di equilibri geopolitici e non aveva neanche tanta eco nei social network: e infatti tanta è la stata la sorpresa all’annuncio di un Papa argentino. Significativi quei secondi di silenzio dopo l’annuncio del nome del nuovo pontefice: la folla che riempiva piazza San Pietro è rimasta sbigottita, incredula, senza boato. Pochi secondi per realizzare che si trattava del gesuita Bergoglio e pochi altri ancora per metabolizzare il nome Francesco. Tanti primati in pochi minuti: primo Papa extraeuropeo, primo Pontefice della Congregazione di Gesù e primo capo della Chiesa a portare il nome del poverello di Assisi.

    Ma la sorpresa vera sta nei gesti e nelle parole del nuovo Pontefice. Papa Francesco si è presentato alla città di Roma e al mondo vestito semplicemente, nessun rocchetto e nessun ermellino, solo la candida veste talare e sul petto una semplicissima e nuda croce. Poi subito la preghiera, un Pater, un’Ave e un Gloria insieme al suo popolo, proprio come qualsiasi curato di campagna, per il vescovo emerito Benedetto XVI. Dopo questa semplice preghiera, Papa Bergoglio ha rivolto ai fedeli poche ma importantissime parole. Si è definito semplicemente il Vescovo di Roma e ha sempre utilizzato la prima persona plurale: non “io”, ma un “noi” ecclesiale, perché per il nuovo Papa non c’è altro primato che quello della comunione, quello del Vescovo unito al suo popolo. C’è probabilmente qualcosa di nuovo nel modo di intendere il primato petrino nelle parole di Francesco I e la conferma è la citazione dell’espressione di sant’Ignazio di Antiochia che vede la Chiesa di Roma presiedere nella carità tutte le chiese.

    Si apre dunque per la Chiesa di Roma “un cammino di fratellanza, di amore e di fiducia” che il nuovo Pontefice ha voluto sancire con un gesto inconsueto, anzi rivoluzionario: prima di impartire la sua prima benedizione, Papa Francesco ha chiesto al suo popolo di pregare Dio per benedire il suo servizio. Chiedendo la preghiera del gregge di cui adesso è pastore, papa Francesco si è inchinato profondamente in segno di umiltà e quasi a voler raccogliere su di sé gli innumerevoli fardelli della Chiesa romana e di quelle sparse per il mondo. E mentre il Vescovo di Roma si inchinava al suo popolo e questo pregava per lui, sembrava quasi di sentire risuonare il grave mandato del Cristo crocifisso: “Francesco va e ripara la mia casa”.

 

 
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